Stefano Rossini – Giornalista e Scrittore

Stefano di mestiere fa il giornalista freelance, ma come gli altri miei ospiti ha passioni piuttosto “singolari”, tra cui la poesia, la filologia romanza e la storia altomedievale.

Oggi si occupa di giornalismo sociale su www.riminisocial.it e sul suo blog personale www.pedetemptim.com.

Ma soprattutto si occupa di scrittura. E’ autore di un bellissimo romanzo, Podissea, uscito da pochi mesi per la collana Officina Marziani di Antonio Tombolini Editore, e ispirato a un viaggio in barca lungo il Po che Stefano ha compiuto dieci anni fa. Podissea prende spunto da questo viaggio reale per creare una storia surreale e divertentissima, che a tratti mi ha ricordato certi romanzi di Paasilinna, ma anche American Gods di Gaiman. Una storia in cui compaiono divinità sconosciute, storioni parlanti e personaggi al limite del grottesco, tra cui un certo Salamino Sughino a cui è impossibile non affezionarsi.

Ma vediamo di conoscere meglio questa personalità così eclettica e creativa.

1) Stefano, perché la scrittura?

La scrittura è stato l’elemento che ha cambiato la mia vita, attorno ai 15 anni. In realtà ho riscoperto (perché l’avevo completamente rimosso dai ricordi) che quando ero più piccolo scrivevo giornalini che vendevo agli amici, scenette teatrali da fare coi pupazzi e coi lego. Ma in quel periodo non ricordavo questa cosa.

Un supplente di italiano a scuola ci fece conoscere Baudelaire, e leggendolo mi si spalancò un abisso di sensi e idee. La poesia aveva una forza per me nuova e riusciva a comunicare pensieri e stati che altrimenti rimanevano inespressi e dolorosi. Per cui cominciai a scrivere anche io e appassionarmi alla poesia e alla letteratura. Poi naturale venne anche il tentativo e il divertimento di scrivere storie.

Per me anche ora la scrittura è questo: è contemporaneamente un piacere e un dovere. Non solo infatti mi piace e mi dà soddisfazione scrivere, ma dà anche significato alla mia giornata. Quando arrivo a sera e non ho scritto neanche una riga sento un malessere e la sensazione di aver sprecato del tempo. Quando invece scrivo, anche se alcune volte è faticoso o persino doloroso, sento di aver riempito in parte la mia esistenza.

2) Qual è stato il tuo percorso in questo campo?

E’ un percorso per metà professionale e per metà amatoriale. Per anni ho cercato di tenere divise queste strade, convinto che la scrittura privata, personale dovesse essere altro da quella professionale e giornalistica. Poi, dopo aver letto Foster Wallace ho capito che potevo trovare una strada mia personale che unisse le mie peculiarità di scrittore (l’amore per l’ironia, il non sense, il paradosso) con una scrittura più asciutta e cronachistica. Quando ho deciso (alla fine dell’università) che la poesia sarebbe rimasta una cosa mia personale, per anni mi sono concentrato principalmente sulla scrittura di lavoro: articoli, saggi, etc. Non smettevo di appuntare idee e bozze di racconti, ma rimanevano in un quaderno, senza altri sbocchi. Poi nel 2007 è arrivato il viaggio sul Po con Michele Marziani.

Michele aveva in progetto un libro dedicato al Po e al mondo del fiume. Io lo accompagnavo per scrivere qualche articolo per delle riviste con cui collaboravo, ma quando ero lì ho cominciato a guardare le cose con occhio diverso e mi sono reso conto che si poteva raccontare quel mondo in un modo radicalmente diverso. Potevo mettere nella narrazione dei luoghi i mondi che da sempre mi avevano affascinato: le storie di Lovecraft, gli autori del terrore, ma anche la demenzialità dei Monty Python. Così è nato Podissea. E da quel momento è ripresa la mia voglia di scrivere romanzi e racconti. Ora sto chiudendo un libro di racconti (che uscirà sempre per Antonio Tombolini Editore) e un altro romanzo. Tra l’altro, uno di questi racconti viene da uno spunto appuntato in un quaderno più di una decina di anni fa…

3) La più grande soddisfazione avuta?

Cresciuto in anni e anni di poesia, scrivo sempre con la sensazione che la scrittura sia per me un affare assolutamente privato. Non scrivo mai pensando al lettore, ma non per snobismo, proprio per mia abitudine e inclinazione, anche quando scrivo pezzi giornalistici. Ogni volta che qualcuno mi dice che ha letto qualcosa di mio – qualunque cosa – e che l’ha trovato bello, sono sempre incredulo e sorpreso, e anche soddisfatto.

4) E la delusione più grande?

La difficoltà di uscire da questa situazione, far arrivare il romanzo alle persone. Certo, non mi aspettavo che il giorno successivo alla pubblicazione di Podissea il Corso d’Augusto di Rimini venisse rinominato Corso Stefano Rossini (il Grande), però questa difficoltà di uscire dall’anonimato letterario è sfiancante, e mi dà spesso profondi momenti di delusione.

5) Il tuo sogno?

Da sempre il mio sogno è gestire una rubrica epistolare su un giornale a grande diffusione. Rispondere a lettere d’amore e difficoltà. Una volta ne avevo anche fatta una: prendevo lettere di altri giornali e rispondevo io, su un blog. Ma ora non so dove sia finito… 😛

6) Quali consigli daresti a chi volesse intraprendere questa professione?

L’unico consiglio che mi sento in grado di dare – e che traggo dalla mia esperienza personale – è che vale la pena scavare in profondità per trovare la propria strada originale. Tanti scrivono, ma ognuno di noi lo fa in modo peculiare. Trovare questa peculiarità è la chiave per scrivere bene e avere qualcosa da dire.

7) Un’ultima domanda, a caso: cosa ne pensi dell’entropia?

E’ una buona scusa per non mettere a posto lo studio, tanto l’universo finirà in vacca.

© 2017 Massimo Lazzari