Manuela Bonfanti – Scrittrice

Manuela è nata nella Svizzera italiana e lì ha vissuto fino alla partenza per Ginevra, dove ha studiato Lettere. Dopo la laurea si è trasferita in Francia, paese in cui vive oggi con il marito e i due figli. Per periodi più brevi ha vissuto a Londra e in Germania per studiare le lingue e svolgere uno stage professionale. Ha lavorato nel marketing, ha fatto collaborazioni giornalistiche e ha insegnato per diversi anni. Dopo la pubblicazione del suo primo romanzo, La lettera G, ha voluto approfondire le tematiche legate alle storie di vita e si è diplomata alla Libera Università dell’Autobiografia. Ora lavora con la scrittura attraverso la redazione di biografie e dando seminari di scrittura autobiografica.

Sulle sue pagine FB www.fb.me/bonfantibooks e www.fb.me/narrarsi, si possono trovare tutte le informazioni riguardo ai suoi due modi di concepire la scrittura: la fiction e l’autobiografia. E anche sul suo blog Voci dal silenzio , nel quale propone riflessioni al femminile.

Ma io vorrei parlarvi della sua bellissima raccolta di racconti, Punti e Interrogativi, pubblicata da Antonio Tombolini Editore nella collana Oceania. Si tratta di quattordici racconti “al femminile”, in cui appunto le protagoniste sono tutte donne. Donne molto diverse tra loro, per età, provenienza geografica, estrazione sociale, ma tutte accomunate dall’intimità e la profondità con cui Manuela ne racconta le storie. Questo libro mi ha fatto venire in mente Mr. Gwin, il romanzo di Baricco, in cui il protagonista è uno scrittore che “scrive ritratti”. I racconti di Manuela sono infatti così intensi, emozionanti, attenti alle sfumature, nitidi nel tratteggio delle personalità di queste donne, che mi hanno fatto pensare che se Mr. Gwin fosse un personaggio reale, allora avrebbe senza dubbio scritto in questo modo i loro ritratti.

Io poi ho scelto di leggerli nel modo che forse li valorizza di più. Li ho ascoltati. Sì perché Punti e Interrogativi è uno dei tanti titoli di ATE disponibili anche in formato audiolibro, e ho deciso di provare questa nuova modalità di lettura. Che decidiate anche voi di ascoltarli, o preferiate invece leggerli su carta o ebook, state certi che sarà una lettura che lascerà il segno.

Ma adesso vediamo di conoscere meglio la nostra Mr. Gwin.

Manuela, perché la scrittura?

Ho sempre adorato leggere e IL LIBRO era ed è, per me, compagno di svago e strumento di lavoro. Da piccola, vedevo i libri come i depositari delle cose importanti e nella parola scritta il simbolo di permanenza, di conservazione: una traccia delle civiltà, di noi esseri umani e della nostra evoluzione. La scrittura è anche e soprattutto un mezzo per comunicare e, dopo averne sperimentati alcuni, ho capito che è il modo che mi è più affine, perché mi lascia il tempo di riflettere e di soppesare le parole.

Qual è stato il tuo percorso in questo campo?

Iniziare a scrivere è stato un processo naturale, senza forzature. Forse è iniziato in prima elementare, quando chiesi alla maestra se avessi potuto scriverlo anche io, un libro. Dico forse, perché in realtà mi stupì parecchio sentirle rimembrare questo aneddoto: non ho mai avuto velleità letterarie e per due decenni ho semplicemente letto – tanto, di tutto, di più. Più che scrivere, a quei tempi mi interessava analizzare e capire la letteratura, per ampliare i miei orizzonti attraverso una disciplina dalle possibilità infinite. Certo, fin da piccola tenevo un diario e scrivevo sui giornali scolastici. Ho lavorato nella comunicazione aziendale e mi sono anche cimentata con il giornalismo. Ma lo scrivere fiction è iniziato quasi per gioco. Per tre o quattro anni ho scritto dei racconti che tenevo nel cassetto. Non risentivo la necessità di condividerli con altre persone. Scrivevo per me, sperimentavo. Poi è successo. Dall’oggi al domani quella necessità mi ha colto. Allora ho preso la via dei concorsi, notando che spesso i miei scritti venivano selezionati o premiati. Alcuni di essi fanno parte di Punti e Interrogativi.

La più grande soddisfazione avuta?

Dopo la pubblicazione del mio primo romanzo, La lettera G, diverse persone mi hanno rivelato di essersi identificate con la protagonista, malgrado le differenze anagrafiche, culturali o di stile di vita. Questo significa che ho saputo toccare corde intime e universali, che è una delle straordinarie peculiarità della letteratura.

E la delusione più grande ?

Implicito nella decisione di pubblicare un libro è il desiderio di essere letta. Perciò direi: troppi pochi lettori e lettrici. Almeno per ora.

Il tuo sogno?

Ognuno di noi ha un libro indimenticabile, un libro che ha cambiato qualcosa nella sua vita. Ecco, a me piacerebbe scrivere – o aver scritto – quel libro.

Quali consigli daresti a chi volesse intraprendere questa professione?

Non mi sento di dare consigli, a parte uno che si è rivelato produttivo per me: scrivete prima di tutto per voi stessi. Approfittate del potere creativo o terapeutico della scrittura e usatelo per sentirvi bene. Non fissatevi come obiettivo la pubblicazione: se son rose fioriranno.

Cosa muove la tua scrittura?

Un tempo scriveva e pubblicava una élite (prevalentemente maschile e spesso intellettuale). Oggi c’è spazio di parola anche per altre voci e questa, per me, è una grande ricchezza: è come vedere il mondo da un’altra angolatura, percepirlo a 360°. L’importanza di ascoltare voci diverse ha certamente nutrito la mia necessità di scrivere. Ho capito che potevo dare voce a storie e a punti di vista che hanno meno opportunità di essere conosciuti. Per affinità, di genere in primis, mi è venuto naturale scrivere di donne: un universo che per tanti anni è stato interpretato da scrittori uomini e che merita uno sguardo dall’interno. E in particolare, mi interessano le donne senza voce. Donne che, da sole, non potrebbero farsi udire e alle quali presto la mia. Per questo le protagoniste di molti racconti di Punti e Interrogativi sono povere, senza istruzione. Sono serve, prostitute, straniere. Donne fragili e forti, giovanissime o anziane. È il mio piccolo contributo per rimettere al centro ciò che è relegato al margine.

© 2019 Massimo Lazzari